- autore: Patrizia Martini
- data: novembre 2000
Intervista con Guido Gerletti presidente di Fondo per la Terra
Tutto accadde una triste giornata di lavoro quando controllai la mia e-mail su care2 e trovai un messaggio di un tal Guido Gerletti che, cortesemente, mi chiedeva perché "se avessi voluto essere un animale, avrei scelto di essere il leone". E per la prima volta risposi ad una domanda di uno sconosciuto... ed ora è lui che risponde a me...
Guido Gerletti , di cosa si occupa Fondo per la Terra?
Fondo per la terra nasce tre, anzi, ufficialmente quattro anni fa, sulla carta, anche se ci
siamo attivati tre anni fa.
E' un'associazione ambientalista e lavoriamo per cercare di frenare l'estinzione di
specie di animali e di piante perché è uno dei problemi più gravi attuali del mondo.
L'ho attivato dopo anni in cui ho lavorato in Africa con l'università, facevo il ricercatore
in Tanzania.
Ho fatto questa esperienza di ricerca sul campo, cioe' applicata a problemi gestionali
di conservazione. Dopodiché visto che il mio era un approccio soprattutto etico e che
ho sempre voluto fare questo mestiere fin da quando ero bambino, ma l'obiettivo
dell'università è più conoscitivo, mentre il mio più pragmatico ovvero fare cose utili per
l'ambiente, ho deciso di compiere il grande passo cioe' mollare il settore accademico
e buttarmi nel no-profit, in cui credo molto. E' un settore più veloce dinamico, rispetto
ad altri e poi in Italia adesso c'è una fase bella del no-profit perché si sta rivalutando
molto, ci sono le nuove generazioni che spingono e stanno cambiando i modelli.
Una delle cose che mi ha fatto decidere tre anni fa a lasciare il lavoro sul campo, in
Tanzania con gli animali, era proprio il fatto che si sentiva nell'aria il boom di internet e
io mi sentivo un po' isolato e volevo essere parte di "questa cosa".
Tre anni fa sono tornato in Italia, ho lasciato l'università e un mese dopo, ho messo in
cantiere due cose, un bambino, che adesso ha due anni e il Fondo per la terra che ha
due anni e ...9 mesi.
Ci siamo subito connotati come un gruppo un po' diverso dagli altri: più tecnico e con
un approccio molto scientifico e serio.
Ci siamo specializzati in aree tropicali per due motivi: il primo è perché i problemi più
gravi per l'ambiente sono ai tropici che ormai rappresentano la famosa "prima linea".
In Italia e nei paesi industrializzati quello che dovevamo rovinare l'abbiamo rovinato e
sono rimasti solo i danni.
Attualmente "il fronte" per cui ci battiamo sono i paesi tropicali dove ogni anno
perdiamo tantissime specie animali, foreste, savane, barriere coralline, ecc.
Abbiamo deciso di lavorare prevalentemente in questa specifica area geografica
prima di tutto perché è più importante e poi perché avevamo un'esperienza personale,
mia e del gruppo che ho messo in piedi, inoltre per distinguerci dagli altri perché
questa può essere considerata una barriera d'ingresso abbastanza alta: non puoi
inventarti in un giorno di operare ai tropici svolgendo questo tipo di attivita'.
Ha funzionato molto bene perché è piaciuto l'approccio, dinamico e veloce, molto
giovane e , se vuoi, spiritoso, nel senso che non usiamo mai toni catastrofici... infatti
anche se parliamo di argomenti molto seri, cerchiamo sempre di sdrammatizzare e di
essere propositivi.
La prima iniziativa è stata la campagna "Adotta un leone" il cui logo è un cucciolo di
leone con il ciuccio e la maglietta dice "sono una ragazza madre".
Ci siamo connotati subito come un'associazione un po' diversa, molto tecnica,
giovane, veloce senza troppi fronzoli e con una comunicazione abbastanza ...
alternativa, un po' irriverente, come, appunto, il cucciolo con il ciuccio in bocca oppure i
manifesti con lo slogan durissimo della campagna "Siamo a caccia di uomini" che
rappresenta un un morfing tra un uomo e un leopardo... e di cui le metropolitane
milanesi sono state tappezzate di per un periodo.
Abbiamo partecipato, dopo un anno di vita, ad un'asta in occasione di Miss Muretto, un
concorso di bellezza del quale noi eravamo il partner ufficiale, proponendo una
modella disposta a passare una notte con chiunque fosse stato disposto a pagare un
miliardo da evolvere al Fondo per proteggere le tigri.
Ma l'avete trovato?
No, era una provocazione, ovviamente.
Abbiamo sempre avuto una comunicazione abbastanza aggressiva però ha
funzionato, perché comunque in tre anni siamo stati in grado di mettere in piedi 10
progetti, abbiamo avuto uno spin-off che è la Casa editrice Terra, una nostra
controllata, che da un anno pubblica questo periodico che si chiama Terra e viene
diffuso in edicola ed ha un buon riscontro di lettori.
Lavoriamo ormai con grosse azienda del calibro di Nokia, Walt Disney, Excite, World
Online ed adesso abbiamo in corso contatti con altri provider.
Nei primi due anni siamo arrivati cinque progetti e il terzo anno abbiamo raddoppiato.
Non abbiamo ancora ricevuto fondi istituzionali, né governativi, né dell'Comunita'
Europea.
Potreste ottenere questi fondi?
Non abbiamo tempo per chiederli, siamo troppo veloci.
La novità è che dall'anno scorso, più o meno da luglio, abbiamo iniziato a lavorare
abbastanza in internet, abbiamo aperto cinque siti (www.fondoperlaterra.org;
www.clicktheplanet.org; www.pianeta-terra.com; www.justoneplanet.org;
www.savanaonline.org ) e soprattutto abbiamo lanciato a giugno di quest'anno
un'associazione che si chiama "Fondo online", una specie di sorella di Fondo per la
terra, visto che i fondatori sono i medesimi e che offre un diverso e nuovo approccio
con i potenziali iscritti: la tessera gratuita.
Fin dall'apertura di Fondo per la Terra, abbiamo rifiutato il classico rapporto che è
quello per cui se tu vuoi aiutare l'ambiente devi per forza iscriverti, dare 50.000 lire ad
un'associazione e sperare che questa le usi bene.
Troviamo questo atteggiamento molto impersonale. E' importante che il donatore, la
persona che tiene all'ambiente, abbia il il diritto di sapere dove vanno a finire i suoi
soldi.
Noi non abbiamo mai puntato sulle campagne di tesseramento, abbiamo regalato la
tessera di iscrizione al Fondo per la Terra per un anno alle persone che hanno aderito
alle singole campagne.
La differenza consiste nel fatto che le persone, ad esempio, prima adottano il leone
perché vogliono sostenere questo progetto poi diventano soci.
Per proporci in modo diverso abbiamo sempre stimolato coloro che volevano
sostenerci a scegliere un progetto da supportare: l'adozione dei leoni, delle tigri, sono
tutti progetti che raccolgono fondi per una specifica ricerca.
Noi regalavamo la tessera e le persone ci davano un contributo.
Gestire quattro mailing all'anno, stampare i bollettini comporta costi molto alti e non
siamo mai riusciti a portare la quota di iscrizione sotto le 20.000 lire.
Con internet il cerchio si è chiuso, abbiamo creato un associazione apposita che è,
appunto, il Fondo per la Terra online che ci ha permesso di azzerare i costi di
comunicazione ed offrire la free-membership ovvero proporre l'iscrizione gratuita.
Perciò chi si iscrive , se vuole conoscere l'associazione, se vuole farne parte e se e'
interessato all'ambiente, decidera' dopo se vuolr supportarla, come, per quanto
tempo, per quale progetto, con quanti soldi, ecc, tutto questo con un approccio molto
personalizzato che , grazie alle grandi potenzialità di internet, ci consente realmente di
informare gli iscritti su come vengono gestiti i fondi.
La rete permette di comunicare a costo zero con tempi molto veloci e con la effettiva
possibilita' di offrire un servizio migliore.
Inoltre è un mezzo molto ecologico, perché cosi' possiamo evitare di stampare
tonnellate di carta.
Secondo me, il futuro del no-profit è qui su internet, che consente un rapporto molto
più diretto con le persone.
E' questa una delle ragioni per cui abbiamo istituito la figura dei tutor on line che si
occupa di iniziare a seguire direttamente un determinato bacino di soci, di creare e
gestire una community online ed organizzare una sede virtuale.
Internet è il futuro del no-profit, ad esempio nel sito clicktheplanet (che rilanceremo a
dicembre, grazie a nuove alleanze) uno , senza pagare, semplicemente vedendo dei
banner una persona ha la possibilita' di fare una buona ed utile azione in nome della
causa in cui crede, quindi, praticamente, gli sponsor "pagano" l'azione della persona.
Tutti questi meccanismi rappresentano il futuro del no-profit online e consentiranno a
questo settore di cambiare, crescere ed evolversi.
Grazie e Buon lavoro!

