• autore: Enrico Novari
  • data: giugno 1999

Il rapporto STOA: alla base del caso Echelon


Posta elettronica letta e classificata, fax copiati e trasmessi a terzi, cellulari sistematicamente ascoltati. Anche tra gli scettici e gli increduli comincia a serpeggiare un certo disagio, a seguito dell’indagine preliminare aperta dalla Procura della Repubblica di Roma in merito alla denuncia, da parte del Parlamento Europeo, della presenza di un sistema mondiale d’intercettazione, denominato “Echelon”.

Tutto parte in seguito al rapporto dello STOA, un comitato ufficiale del Parlamento Europeo (www.europarl.eu.int/dg4/stoa/en/default.htm) dedito ad indagini di natura tecno-scientifica. Unità del Direttorato Generale della Ricerca, capace di avvalersi dei migliori studiosi ed esperti esterni, lo STOA ha presentato il rapporto in questione come documentazione generale di base per la sessione ristretta del Parlamento Europeo del Settembre 1998.

L'intero documento, scaricabile nella sua versione italiana all’indirizzo www.tmcrew.org/privacy/STOA.htm, tratta degli sviluppi più segreti nella tecnologia della sorveglianza, in relazione alle reti di controllo televisivo a circuito chiuso, ai sistemi algoritmici di sorveglianza, alle microspie ed alle intercettazioni. Ma il piatto forte del documento arriva con il riferimento alle reti d’intercettazione delle comunicazioni nazionali ed internazionali, divise nei sistemi NSA ed EU-FBI.

Andiamo con ordine.
Come citato nell’introduzione, il documento riprende uno studio denominato “Valutazione delle tecnologie di controllo politico”, preparato dall’Omega Foundation di Manchester, presentato allo STOA Panel nel meeting del Dicembre ’97, ed alla Commissione Europea sulle Libertà Civili e gli Affari Interni del 27 gennaio ’98. La parte iniziale del documento comincia con il sottolineare un ampio sviluppo delle tecnologie di sorveglianza, elettronica e non, originariamente concepite per i settori di Difesa ed Intelligence, rapidamente diffuse dopo la guerra fredda nei servizi di mantenimento dell’ordine pubblico e nel settore privato.

Esempi di tale controllo vengono fatti in merito alla sorveglianza visiva, specie a circuito chiuso, nei confronti della quale il documento accusa l’Unione Europea di una mancanza di accordi e leggi comuni. Si va dalla Danimarca, dove tali riprese sono vietate per legge, al regno Unito, dove esistono numerosi impianti di quel genere.

Altri esempi di sorveglianza riguardano i sistemi algoritmici (scansione di una folla e confronto di facce immagazzinate in un computer remoto), quelli di riconoscimento veicoli (in grado d’identificare il numero di targa di un’auto, e di tracciarla usando un sistema computerizzato d’informazione geografica ). Il rischio di un utilizzo totalitario di tali sistemi è espressamente citato in esempi riguardanti Piazza Tienanmen ed il Tibet, dove società straniere sembra abbiano esportato sistemi di controllo del traffico (!!).

L’intercettazione di conversazioni telefoniche, microspie, computer portatili legati a cursori, vengono definite poca cosa in confronto alle reti d’intercettazione delle comunicazioni nazionali ed internazionali.

Non vogliamo qui riproporre l’esame in dettaglio fornito dallo studio in questione, tuttavia non possiamo esimerci dal sottolineare alcuni passaggi, vista l’assoluta ufficialità della fonte. “C’è stato uno spostamento politico degli obiettivi negli ultimi anni. Invece d’investigare sul crimine le agenzie di polizia stanno sempre più tracciando determinate classi sociali e determinate razze di persone che vivono in aree a rischio, una forma di polizia preventiva, la cosiddetta data-veglianza”.

Ma il passaggio più interessante è il successivo: “Senza crittazione, i moderni sistemi di comunicazione sono virtualmente trasparenti di fronte alle avanzate apparecchiature d’intercettazione che possono essere usate per l’ascolto. (...) I telefoni mobili hanno nel proprio stesso impianto costruttivo caratteristiche di monitoraggio e riconoscimento a cui possono aver accesso agenzie di Polizia ed Intelligence”.
“Ad esempio - si legge nel documento - la Polizia Svizzera ha segretamente tracciato i movimenti degli utilizzatori di telefoni mobili dal computer del service provider Swisscome (...), con un margine d’incertezza di pochissime centinaia di metri, per almeno sei mesi c.ca”.

Pur sottolineando il ruolo importante svolto, nella lotta al crimine ed al terrorismo, da queste reti di controllo, il rapporto STOA esprime un forte allarme per le dimensioni della rete americana d’intercettazione di comunicazioni estere, e per l’insufficiente capacità della legislazione vigente negli USA di proteggere dati, salvaguardia della privacy e comunicazioni confidenziali tra cittadini ed imprese europee e non.

In seguito vengono delineati i due differenti sistemi d’intercettazione: il sistema UK/USA (che comprende la NSA, la CIA, altre sigle di centri d’ascolto inglesi, ed è noto come ECHELON), e quello EU-FBI, che concatena assieme varie agenzie d’ordine pubblico come FBI, polizie di stato, dogane, immigrazione e sicurezza interna. Di fronte ad affermazioni come: “Lo studio ha affermato che all’interno dell’Europa, tutte le comunicazioni di posta elettronica, telefono e fax sono intercettate routinariamente dalla National Security Agency USA, che trasferisce tutta l’informazione bersaglio dal continente europeo attraverso satellite a Fort Meade nel Maryland, via il nodo strategico di Londra e via il nodo cruciale a Menwith Hill, nel North York Moors, UK”, credo che non si possa restare impassibili.

Pare che questo sistema sia stato scoperto per la prima volta alla fine degli anni ’70, ed un recente lavoro del giornalista N. Hager (”Secret Power”, Hager, 1996, un sunto del quale è reperibile tramite un link che parte dal già citato www.tmcrew.org/privacy/STOA.htm) fornisce i dettagli più interessanti e le prime risposte agli interrogativi, sorti naturalmente in ognuno di noi nel leggere di questo incredibile sistema di spionaggio che, praticamente da sempre, ascolta e registra ogni nostra comunicazione.

Organizzato in cinque diversi centri, continua il rapporto, vale a dire USA, Inghilterra, Canada, Nuova Zelanda ed Australia, Echelon funziona tramite dei “dizionari” di parole chiave, di frasi, di persone e di luoghi per “il targeting del materiale d’interesse”. La componente inglese di questo sistema, denominata in codice GCHQ, è in grado di “ascoltare in ogni momento una comunicazione in risposta ad una richiesta target di routine. Nel caso di ascolto telefonico, il nome della procedura è codificato come Mantis, per i telex è Mayfly”.

Numerose altre informazioni sono contenute all’interno del rapporto STOA, e nei link legati alla sua home page. Ma come ha reagito il governo italiano a questa rivelazione del Parlamento Europeo? L’onorevole Frattini, presidente (attualmente un po’ in bilico) del Comitato bicamerale di controllo sui servizi di sicurezza, ha rivelato: ”Vogliamo conoscere dai nostri servizi se Echelon è tecnologicamente possibile, e la mia convinzione è che lo sia. Il fatto che la Procura di Roma abbia avviato un’indagine di carattere penale collegata a Echelon mi fa pensare che, forse, almeno qualche elemento di verità esista”.

Giuseppe De Luttis, uno dei consulenti della Commissione bicamerale per l’individuazione delle cause del terrorismo e delle stragi, è ancora più esplicito: “Echelon esiste sicuramente. Se ne ha notizia da molti anni, almeno dai primi anni ’70, quando un ex-agente della NSA rivelò l’esistenza di un accordo, risalente al 1947, tra NSA e gli analoghi servizi inglese, canadese, australiano e neozelandese. Le sigle e le finalità erano le stesse delle più recenti rivelazioni su Echelon”.

Claudio Gatti, giornalista italiano che vive e lavora negli USA, è uno studioso del mondo dei servizi segreti, ed ha dedicato negli ultimi anni molti articoli all’argomento. Egli sottolinea: “Non ho dubbi che Echelon esista e nemmeno che ci spii, anche se è più difficile ammettere contro quali target e con quale efficacia. Nessuna delle persone da me intervistate ha liquidato con scetticismo le denunce di Hager, o pensa che Echelon sia usato solo per fini di sicurezza militare”.

A questo punto il dibattito resta aperto. Mi auguro che queste poche pagine possano spingere il lettore ad approfondire la tematica personalmente ed a cercare una risposta alle molte domande che sorgono dalla lettura del rapporto STOA.