• autore: Federica Guerrini
  • data: luglio 1999

La Tv perduta...

Web tv, pay tv, pay per view, video on demand. Questi termini sempre più spesso affollano i sogni del teleutente medio, il quale, abituato a decenni di sonnacchiosa tv generalista, ha tutto il diritto di sentirsi disorientato nel proliferare di sigle più o meno misteriose.

Perchè parlare di web tv? Si tratta forse della realtà più estranea a noi italiani, mentre Tele+ già svolge il compito di lento (rispetto al resto d'Europa) addestramento all'uso della tv a pagamento. Più estranea in quanto la web tv è una delle possibili evoluzioni dell'interfaccia web: è però nota l'arretratezza italiana nella diffusione di Internet e di conseguenza il ritardo in tutto ciò che riguarda la rete, o web. La sfida della web tv sarebbe allora ampliare l'élite di utenti Internet italiani. Partiamo dalle origini, perchè la web tv è stata il primo tentativo di far interagire tv e computer , matrimonio in linea con la più generale tendenza a fruire Internet su supporti diversi (cellulari, computer palmari ecc.) e alternativi.

Legare tv e computer potrebbe rivelarsi un efficace abbinamento tra fruizione passiva del medium televisivo e Internet, che richiede invece una selezione attiva, quindi un impegno maggiore.

"Navigare restando comodamente seduti in poltrona": potrebbe essere lo slogan pubblicitario della web tv. E' solamente necessario avere un televisore, un abbonamento Internet e una linea telefonica cui collegare il "set top box". E' quest'ultima una piccola scatola nera già dotata di modem, molto simile per dimensioni e caratteristiche tecniche a un decoder per la pay tv. Il kit completo comprende anche un telecomando detto "intelligente" (che sostituisce il mouse del pc) e una tastiera direzionale a raggi infrarossi senza fili: entrambi consentono di interagire col televisore.

Concepita da tre amici in un garage di Palo Alto , California , nel 1996 , la web tv vuole rianimare il mezzo televisivo che non vuole saperne di andare in pensione. Una prova tangibile della fiducia dell'industria nei confronti dell'apparecchio e' arrivata nell' agosto 1997, quando Microsoft ha rilevato, per 425 milioni di dollari, WebTv Network , l'originaria produttrice dell'apparecchio. Dalla febbre della convergenza e' stata contagiata anche Telecom Italia , distributrice per il nostro paese di una versione della WebTv ribattezzata "PlayWeb" . La versione italiana ha due vantaggi rispetto alla sorella americana: non obbliga l'acquirente a fare l'abbonamento a Internet presso un fornitore determinato (in questo caso Tin) e supporta Java. Il kit completo è già da mesi disponibile nei negozi Insip a 500 mila lire circa.

A tutt'oggi il bilancio resta comunque incerto, la web tv è poco diffusa anche negli Stati Uniti dove, dagli inizi a oggi, i suoi utenti sono poco piu' di 500 mila, una percentuale irrisoria rispetto al popolo della rete. Ma varie previsioni continuano a giurare sul suo imminente successo.

E' però sicuro che la "webtv" non e' diventata quella "killer application" che ha fatto diventare Internet un "mass medium", polverizzando le resistenze del popolo off-line.

Il fatto è che tv e web sono media più diversi di quanto sembri: la tv e' un flusso, un'organizzazione del tempo plasmata dal palinsesto; il Web e' un ipertesto, non organizzato sulla base del tempo. La tv e' couch viewing, visione da divano mentre il web e' desk viewing , visione da scrivania. Saranno quindi gli usi sociali, non le sigle "Canale 5" o "www" sullo schermo, a distanziare le due "scatole", esteriormente così simili.